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Iccrea, il nuovo gruppo bancario vara il primo piano industriale

C’è attesa per la presentazione del piano industriale del nuovo gruppo di credito cooperativo Iccrea, il quarto per dimensioni nel sistema nazionale. Il documento approderà oggi in consiglio di amministrazione, uno degli ultimi appuntamenti del board nominato in quella che era una banca di secondo livello e dunque prima della trasformazione in capogruppo. L’assemblea convocata per l’approvazione del bilancio, il prossimo 30 aprile, sarà chiamata a nominare il nuovo consiglio, composto in base alla riforma da 10 esponenti del mondo cooperativo e da 5 indipendenti.

L’importanza del piano è legata al fatto che la sua impalcatura dovrà dimostrare la capacità di un modello bancario unico nel suo genere – fondato sulla mutualità e non sul fine di lucro – di garantire sinergie e crescita dei ricavi tali da produrre una redditività sostenibile. Da questo snodo passa anche la differenza tra il board uscente e quello di futura nomina (la lista è ormai ufficiale): quest’ultimo – è la vera novità – è composto da persone che hanno condiviso una nuova strategia, e cioè quella di tentare la sfida di un gruppo al servizio delle Bcc e non di una capogruppo che ne accentri gestione e controllo fino a prosciugarne l’autonomia.

Alla luce di tutto ciò, i presupposti sui quali viene impostato il business model di un piano industriale fanno sicuramente la differenza. È proprio nel bel mezzo di questo guado che l’attuale direttore generale, Leonardo Rubattu, presenterà al cda la sua interpretazione del piano, sul quale in verità sino a ieri non era trapelato nulla. Non è del tutto da escludere che l’approvazione del piano non arrivi oggi stesso; molto dipenderà dalla fretta che la vigilanza europea ha messo al management nel varare il documento.

Sempre all’ordine del giorno del cda odierno ci sarà l’esito dell’aumento di capitale da 250 milioni per rafforzare la struttura patrimoniale della capogruppo dopo le perdite cumulate con la cessione di titoli di Stato. Le Bcc e le federazioni azioniste di Iccrea sono già state chiamate a esercitare l’opzione sui diritti relativi alla quota del 22,42% del capitale in possesso al gruppo concorrente Cassa centrale banca, che non ha partecipato all’aumento.

Il probabile esito è che la maggioranza dei soci abbia deciso di arrotondare. I soci sono circa 200; tra questi le banche con maggiore peso azionario, con partecipazioni oltre l’1% del capitale, sono circa 30. Tra le prime per peso azionario ci sono Bcc di Roma con il 4,95%, Bcc di Milano con il 2,7%, Emilbanca con 2,62%, Bcc Ravennate con il 2,52 per cento. Il negoziato vero e proprio con Ccb per consentire la cessione di quel 22% del capitale ai soci di Iccrea (e risolvere al contempo anche altre questioni) partirà soltanto dopo la nomina del nuovo board di Iccrea.

 

Fonte: www.ilsole24ore.com